Rallentare...

Rallentare, rallentare…

Durante i giorni della pandemia di COVID-19 in aprile, tra una colata di cera e l'altra, nell'attesa che le candele si raffreddassero, mi capitava di vagare per i sentieri nel bosco dietro casa. 
Un pomeriggio durante la mia passeggiata, ricordo che fui colpita da una foschia viola: una radura con un piccolo campo di muscari.
Cammino spesso lungo questi sentieri e sono sicura che questi fiorellini viola non erano qui una settimana fa. 
Forse sono stati messi qui da una benevola fata delle piante?
O più probabilmente (e altrettanto magicamente) sono spuntati dai loro piccoli bulbi dormienti da mesi nel terreno.
In questo nuovo anno ci sono stati enormi cambiamenti nel nostro meraviglioso pianeta. Ho trascorso molta parte del mio tempo a fare lunghe passeggiate cercando di capire il significato di tutto quello che sta accadendo e quale sia il mio posto in tutto questo.
Una lezione che ho imparato dalle piante, dagli animali, è che il mio senso di urgenza, il mio bisogno di fare così tanto e presto, non è un bisogno naturale. 
Piuttosto è un mito culturale - che si è drasticamente acuito nell'era moderna dell'immediatezza dell'informazione, dove tutto e tutti sono a portata di mano. 
Questa propensione all'azione ci fa girare in costante movimento, senza prenderci il tempo di rallentare, analizzare e riflettere prima di capire da che parte andare. 
Ogni volta che mi sento sopraffatta ricordo a me stessa che è innaturale. 

Respingo la cultura del trambusto e abbraccio il rallentamento.Rallentare sarà l'imperativo del 2021.
Tornando alla mia passeggiata nel bosco, mi alzai e fissai i fiori viola ancora un po'. Apprezzai la loro fragile bellezza. Mi meravigliai di quanto poco si agitassero, eppure quanto meravigliosamente fiorissero. E continuai a camminare.

 

 

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